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Artrite psoriasica: cos’è, quali sintomi e ruolo della dieta

Artrite psoriasica: cos’è, quali sintomi e ruolo della dieta

Innanzitutto, sai che cos’è la psoriasi?

È una patologia infiammatoria della pelle, che compare a causa di fattori ambientali quali farmaci o infezioni che possono essere in grado di scatenare la risposta infiammatoria, anche se è stato evidenziato che la prevalenza della psoriasi è nettamente maggiore in soggetti con familiarità per questa malattia.  Anche se non è né infettiva né contagiosa, è una malattia cronico recidivante, che si manifesta con delle lesioni squamose in diverse parti del corpo, in prevalenza su cuoio capelluto, gomiti, gambe, braccia, ginocchia. Il paziente affetto da psoriasi con interessamento di tutta la superficie cutanea si dice essere sofferente di eritrodermia.

La psoriasi si riscontra raramente nei bambini, colpisce indicativamente l’1% della popolazione, 600000 persone solo in Italia, 14 milioni di persone in Europa e circa 125 milioni di persone nel mondo.

Può apparire a qualsiasi età, ma l’incidenza maggiore si ha dopo i 30 anni o in età più avanzata.

Il sintomo più evidente è la comparsa di macchie rosse o bianche, eritrosquamose che desquamano e che causano intenso prurito. Un altro sintomo è il dolore: la pelle, essendo molto secca e infiammata, si lesiona facilmente.

Sebbene la diagnosi sia piuttosto semplice, la psoriasi può essere confusa con altre patologie della pelle, come eczema, dermatite seborroica e dermatite atopica, pertanto a volte si ricorre alla biopsia cutanea, che tramite un prelievo di tessuto cutaneo, da esaminare al microscopio, permette di avere certezza della diagnosi.

Da psoriasi ad artrite psoriasica

L’artrite psoriasica è una patologia che interessa il 30-40% dei pazienti già affetti da psoriasi. I sintomi dell’artrite psoriasica sono diversi e il decorso della patologia ha inizio a livello dei fasci che collegano le articolazioni, ma che poi può complicarsi colpendo tutte le articolazioni anche se in maggior misura vengono colpite mano e piede.

Perchè in un paziente affetto da psoriasi si manifesti l’artrite psoriasica possono volerci anche 10anni, e in alcuni casi può manifestarsi anche senza desquamazione. In questi casi viene definita artite sine psoriasi.

 I sintomi iniziano lentamente per poi peggiorare ed essere inquadrati in una delle seguenti condizioni cliniche.

Le riporto in ordine di incidenza:

Artrite psoriasica asimmetrica. il 60% dei pazienti ne è affetto. Colpisce di norma al max cinque articolazioni, che possono essere grandi (ginocchio) o piccole (mani e piedi). Il paziente presenta spesso infiammazione articolare anche ai legamenti.

Artrite psoriasica simmetrica. Solo il 15-20% dei pazienti ne è colpito ed è caratterizzata da maggior coinvolgimento articolare, colpendo prevalentemente mani, piedi e polsi.

Artrite psoriasica spondilitica. coinvolge la colonna vertebrale e le articolazioni sacro-iliache e solo 1 paziente su 10 ne è afflito.

Artrite psoriasica mutilante. È la forma a più bassa incidenza, l’1% dei pazienti affetti da artrite psoriasica presenta questa grave forma. Piedi e mani risultano deformati e i pazienti presentano difficoltà anche a deambulare o a svolgere le più semplici azioni quotidiane.

BMI alto, obesità e infiammazione

L’alimentazione è una delle strategie per contrastare diverse patologie, o almeno per rallentare il rapido decorso della malattia. Anche nelle malattie su base autoimmune diversi studi hanno dimostrato quanto possa essere efficace scegliere consapevolmente uno stile di vita sano e un’alimentazione quanto più varia. Contrastanti invece sono i risultati che hanno confrontato pazienti che seguivano una dieta vegetariana e altri che seguivano una mediterranea.

Da una review della National Psoriasis Foundation viene messa in luce l’importanza della gestione del peso nei pazienti sovrappeso/obesi con psoriasi, che mette ancora in stretta correlazione l’alimentazione e la malattia.

Numerosi sono gli studi epidemiologici che hanno messo in relazione BMI elevato e il rapido decorso della patologia infiammatoria; citochine infiammatorie quali IL-6, adiponectina, TNF-alfa (tumor necrosis factor) e PAI-1 (Inibitore dell’attivatore del plasminogeno di tipo 1) sono prodotte dal grasso viscerale sia del paziente obeso che affetto da psoriasi . I livelli di TNF-alfa e IL-6 sono alti nel fluido delle lesioni psoriasiche, anche se sono risultati variabili a seconda dell’etnia del paziente. Popolazioni occidentali, sono più colpite dalla malattia rispetto a popolazioni africane o orientali. Una delle strategie per limitare l’infiammazione è quella di utilizzare farmaci anti TNF-alfa che è un marcatore di infiammazione nei pazienti obesi con psoriasi da media a grave.

Dato che percentuali più alte di grasso e quindi BMI più alto sono associati a maggior rischio di psoriasi, ad un’aggressività maggiore della malattia e a una minor risposta ai trattamenti farmacologici, sono stati studiati gli effetti della dietae sul decorso della psoriasi.

I risultati sono stati incoraggianti…

Quali sono i cibi da evitare?

Cereali contenenti glutine

Glutine si o glutine no? Da tempo si legge tutto e il contrario di tutto, chi lo demonizza, chi lo utilizza normalmente e difende. Sono nate diete gluten free, alimenti speciali per celiaci, consumati anche da chi celiaco non è.

Il glutine, principale complesso proteico contenuto nel frumento, è il responsabile della celiachia, patologia che colpisce solo l’1% della popolazione anche se i numeri sono in crescita: nel 2016 sono 200000 mila i malati diagnosticati, ma oltre 400000 ancora non sanno di esserlo!

I pazienti che soffrono di artrite psoriasica, hanno spesso anche sintomi intestinali, pur non essendo celiaci.

Si è visto che una dieta gluten free, nei pazienti con AP (artrite psoriasica), da beneficio sia all’apparato gastrointesinale che all’apparato osteoarticolare.

Pertanto anche se non si ha positività agli anticorpi antigliadina, è sconsigliato l’uso di cereali contenenti glutine in pazienti con AR (artrite reumatoide) o AP (artrite psoriasica) in quanto in alcuni soggetti predisposti, non celiaci, il glutine potrebbe scatenare comunque una risposta immunitaria che provoca il peggioramento dei sintomi infiammatori e intestinali.

Uno studio pubblicato su Reumathology 2001 ha dimostrato che il gruppo che ha seguito una dieta a base strettamente vegetale ha avuto una riduzione significativa della flogosi rispetto al gruppo che ha seguito una dieta onnivora.

Pertanto nonostante vi siano pareri contrastanti, l’approccio iniziale che suggerisco è quello di escludere il glutine e gli altri alimenti riportati di seguito.

Invece di ricorrere ad alimenti industriali gluten free, prediligiamo gli pseudocereali (quinoa, amaranto, grano saraceno), o altri cereali gluten free come il riso, il mais, il sorgo e il miglio, scegliamo frutta e verdura di stagione biologica, carne grass-fed e pesce pescato non di allevamento, scegliamo grassi MCT e olio EVO italiano!

Un altro approccio potrebbe essere quello del digiuno intermittente, ma ogni caso ha una storia a se stante e dev’essere valutata con attenzione.

Latte e latticini

I latticini possono contribuire al dolore da artrite a causa del tipo di proteine che contengono, le caseine, pertanto non serve a nulla utilizzare alimenti senza lattosio. Le caseine in alcune persone possono infiammare in maniera molto accentuata il tessuto nella zona periarticolare, quindi sconsiglio i latticini. Suggerisco di fare una prima fase di valutazione, nella quale si escludono completamente, per poi provare a reintrodurli gradualmente.

Se dopo un mese di dietoterapia completamente senza latticini ho avuto dei benefici sensibili, provo a inserire ad esempio uno yogurt a settimana per 2 settimane e valuto la risposta soggettiva….

Ovviamente deve essere sempre valutato caso per caso.

Zuccheri raffinati e artificiali

Il consumo costante di zucchero provoca un aumento di sostanze pro-infiammatorie, le citochine. Un elevato consumo di bevande zuccherate, dolci o alimenti contenenti dolcificanti di sintesi oltre ad infiammare portano ad un aumento di peso, che nei casi più gravi porta all’obesità, e ciò provoca pressione a carico delle articolazioni generando insofferenza e dolore.

È bene evitare completamente le bibite zuccherate, le bevande alla frutta, prodotti di pasticceria e snack. Limitare l’uso di zucchero bianco favorendo l’uso moderato di dolcificanti naturali come stevia, miele, sciroppo d’agave o melassa; saltuariamente si può ricorrere anche a dolcificanti di sintesi tipo Dietìc o Dietor.

Carne e pesce conservato e da allevamento intensivo

Le carni trasformate e lavorate (affettati, salsicce, carne consumata in fast food) così come il pesce sotto sale, conservato o affumicato (salmone, sgombro, aringhe, alici ecc..) possono aumentare il carico infiammatorio a causa delle sostanze contenute quali nitriti e purine, AGE-prodotti finali della glicazione e sale che possono aumentare in maniera sensibile l’infiammazione. Vi sono anche evidenze che le carni lavorate, contenenti glicano, aumentino il grado di infiammazione sistemica e favoriscano la proliferazione del cancro.

Nello studio del 2017 di Khanna et al. si evidenzia come una dieta vegana o a base strettamente vegetale migliori sensibilmente i sintomi da infiammazione, riducendo il processo flogistico favorito dal profilo di acidi grassi contenuti nella carne di allevamento intensivo (prevalenza di w6).

L’acido arachidonico, un acido grasso polinsaturo della serie degli omega-6, che troviamo nella carne ma anche nelle uova e nei formaggi, è un precursore degli eicosanoidi i quali vengono poi trasformati in altre sostanze promotrici dell’infiammazione (prostaglandine della serie 2 e i leucotrieni) che favoriscono l’infiammazione che il paziente descrive con gonfiore, rossore e dolore. Questi sono i sintomi di alterata permeabilità capillare e vasodilatazione.

Consiglio sempre di acquistare carne grass-fed e pesce pescato (non di allevamenti intensivi) a maggior ragione dovrebbe seguire questo consiglio chi soffre di patologie infiammatorie.

Sale raffinato

Il sale da tavola, raffinato è da evitare. In alcuni prodotti sono stati riscontrati ferrocianuro e alluminosilicato, inoltre non contengono silicio e fosforo, minerali fondamentali per il nostro organismo.

Quindi devo mangiare senza sale?

No, è sufficiente scegliere una sale marino integrale facilmente trovabile nei negozi “bio” o nei supermercati più forniti o che dispongano di corner “bio-salutistico”.

Attenzione anche agli alimenti conservati e trasformati che contengono un elevata quota di sale al loro interno!

Attenzione anche ai ristoranti etnici che utilizzano il glutammato sodico (MSG) come insaporitore, può infiammare ulteriormente se assunto regolarmente. Vige sempre la regola del buon senso e della dose. Non è un problema se andiamo una volta a mangiare al ristorante cinese, diventa un problema quando durante la settimana, andiamo al ristorante cinese, al fast-food, mangiamo carne trasformata, snack alle macchinette, patatine ecc…

Vitamina D e psoriasi

È forte la relazione tra bassi livelli di vit. D e psoriasi. Da studi iniziati negli anni ’30 e che continuano ancor oggi, si è notato che la somministrazione di vit. D3 porti a un miglioramento della psoriasi.

La principale fonte di vitamina D è la sintesi cutanea mediata dai raggi UV pertanto, risulta importante incrementare l’apporto di vitamina D, specie d’inverno, preferibilmente attraverso il consumo di cibi (anche se sono poche le fonti alimentari di 25(OH)D) o mediante l’uso di integratori alimentari. Per avere livelli adeguati sarebbe opportuno esporsi ai raggi solari tutti l’anno magari facendo attività fisica, associando a ciò anche una dieta varia e sana. Le fonti  principali sono i tuorli della uova, pesci grassi, olio di fegato di merluzzo e i latticini fortificati.

Quali integratori utilizzare?

Integratori antiinfiammatori naturali:

La condroitina è una sostanza endogena, prodotta normalmente dalle cellule cartilagininee e permette loro di sopportare lo stress meccanico e le sollecitazioni, pertanto un’attenta integrazione potrebbe contrastare la riduzione della cartilagine.

La glucosamina solfato è un aminosaccaride, costituente della struttura della cartilagine. Spesso gli integratori per osteoartrite sono formulati come associazioni di glucosamina e condroitina, e avrebbero lo scopo di contrastare la perdite di ulteriore cartilagine a livello delle articolazioni colpite da flogosi.

Curcuma: nota come potente antinfiammatorio naturale, potente antiossidante, può essere assunta sia in cucina, se utilizzata con pepe nero in polvere per favorirne l’assorbimento, sia in capsule.

Omega 3 e 6:  gli autori dello studio svedese pubblicato su Arthritis Care & Research affermano che l’utilizzo di acidi grassi omega-3 potrebbe essere la chiave per ridurre il dolore non infiammatorio nell’artrite reumatoide (RA).  Tuttavia non si può considerare un’unica terapia del dolore, ma in add-on.

Acido alpha lipoico (ALA): potente antiossidante, contrasta i radicali liberi e l’unico ad essere in grado di entrare nel cervello. Ha anche la capacità di rigenerare altri antiossidanti, come i noti vit. C e E e il potente glutatione.

Boswellia: l’acido boswellico è il principio attivo della boswellia, antinfiammatorio naturale, privo degli effetti collaterali dei farmaci. L’acido boswellico aiuta a ridurre il gonfiore articolare, ripristina e migliora l’irrorazione sanguigna nelle articolazioni infiammate e allevia il dolore. 

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Bibliografia

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/014067369191770U

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Glucosamina nella gonartrosi-cosa c’è di nuovo? DTB 2008;46:81-84

Glucosamina e condroitinsolfato hanno un ruolo nel trattamento dell’osteoartrosi? IsF2006 online

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